30-45 giorni dalla domanda al primo accredito
Dopo quanto arriva la NASpI: in media 30-45 giorni dalla presentazione della domanda. Non esiste un termine di legge entro cui l’INPS deve pagare la prima rata, e oltre i 60 giorni conviene verificare la pratica. Il primo accredito comprende gli arretrati dalla data di decorrenza, quindi è quasi sempre più alto di quelli successivi.
Dopo quanto arriva la NASpI: i tempi in breve
| Passaggio | Tempo | Da quando |
|---|---|---|
| Presentare la domanda | entro 68 giorni | dalla cessazione del rapporto |
| Domanda entro l’8° giorno | decorrenza dall’8° giorno | dalla cessazione |
| Domanda dopo l’8° giorno | decorrenza dal giorno dopo | dalla presentazione |
| Istruttoria INPS | 30-40 giorni | dalla domanda |
| Primo accredito | 30-45 giorni | dalla domanda |
| Pagamenti successivi | fra metà e fine mese | per il mese precedente |
Gli otto giorni che quasi nessuno conta
È il punto che costa più soldi e si scopre sempre dopo. Il termine per fare domanda è di 68 giorni, ma dentro quei 68 giorni ce n’è uno che conta più degli altri: l’ottavo. Come stabilisce la normativa illustrata dal Ministero del Lavoro, la prestazione spetta dall’ottavo giorno successivo alla cessazione se la domanda è stata presentata entro quella data; se arriva dopo, decorre dal primo giorno successivo alla domanda, e i giorni in mezzo sono persi per sempre.
In concreto: rapporto chiuso il 1° maggio. Domanda entro il 9 maggio, l’indennità parte dal 9 maggio. Domanda il 20 maggio, parte dal 20 maggio, e undici giorni non li recuperi. Oltre i 68 giorni il diritto decade del tutto: la domanda viene respinta e non c’è ricorso che tenga.
Come leggere lo stato della pratica
Il segnale utile non è il calendario ma la voce che compare nel fascicolo previdenziale, alla pagina delle prestazioni non pensionistiche. “Acquisita” vuol dire solo che la domanda è arrivata. “In istruttoria” o “in lavorazione” è la fase in cui la sede sta verificando contributi e cessazione, ed è quella che dura di più. “Definita” o “accolta” significa che il provvedimento c’è, ed è il momento in cui di norma arriva anche l’SMS dell’INPS. Da lì all’accredito passano di solito pochi giorni. Vale lo stesso principio delle pratiche anagrafiche: anche nel cambio di residenza lo stato della pratica dice molto più di qualsiasi telefonata all’ufficio.
La regola pratica: finché lo stato non passa da “in lavorazione” a “definita”, aspettare è normale anche a quaranta giorni. Se invece la pratica risulta definita da più di due settimane e il conto è fermo, il problema non è la lentezza.
Perché ritarda
Le cause ricorrenti sono quattro e tre si possono controllare da soli. La prima è l’IBAN: deve essere italiano e intestato o cointestato a chi riceve, e se manca o è sbagliato il pagamento si blocca senza avvisare. La seconda è la comunicazione di cessazione del datore di lavoro: finché l’UniLav non risulta trasmesso, la sede non può chiudere l’istruttoria, e questo è il motivo più frequente delle attese lunghe di chi ha fatto tutto giusto.
La terza è la documentazione incompleta, tipica dei casi non lineari: dimissioni per giusta causa, lavoro all’estero, contratti stagionali, oppure la mancata comunicazione del reddito presunto per chi ha una partita IVA già attiva, che va dichiarato entro 30 giorni dalla domanda anche se pari a zero. La quarta non dipende da nessuno ed è il calendario: gennaio e agosto accumulano ritardi in tutte le sedi.
Le eccezioni che contano
- Maternità, malattia, infortunio, indennità di mancato preavviso: i 68 giorni non partono dall’ultimo giorno di lavoro ma dalla fine del periodo indennizzato.
- Licenziamento per giusta causa: il conteggio parte dal 38° giorno dopo il licenziamento, non subito.
- Il primo accredito è più alto: contiene gli arretrati dalla decorrenza. Non è un errore e non si ripete.
- Non serve una DID separata: la domanda di NASpI vale già come dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro.
- L’importo cala nel tempo: la riduzione del 3% al mese scatta dal primo giorno del sesto mese di fruizione, e dal primo giorno dell’ottavo mese per chi ha compiuto 55 anni alla data della domanda.
- Durata: la NASpI spetta per un numero di settimane pari alla metà di quelle contributive degli ultimi quattro anni, fino a un massimo di 24 mesi.
- Se cambi casa nel frattempo: aggiorna i recapiti nel fascicolo previdenziale, perché l’INPS non li prende dall’anagrafe.
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Domande frequenti
Dopo quanto arriva la NASpI?
Il primo pagamento arriva in media 30-45 giorni dalla presentazione della domanda. Non c’è un termine di legge: oltre i 60 giorni conviene controllare lo stato della pratica nel fascicolo previdenziale.
Entro quando va presentata la domanda?
Entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto, pena la decadenza dal diritto. Ma conviene presentarla entro l’ottavo giorno: solo così l’indennità decorre dall’ottavo giorno invece che dal giorno successivo alla domanda.
Da quando decorre la NASpI?
Dall’ottavo giorno successivo alla fine del lavoro se la domanda è stata presentata entro quell’ottavo giorno; dal giorno dopo la domanda in tutti gli altri casi. I giorni persi non si recuperano.
Perché la NASpI non arriva?
Le cause più comuni sono l’IBAN mancante o non italiano, la comunicazione di cessazione che il datore non ha ancora trasmesso, documenti incompleti nei casi particolari e i ritardi stagionali di gennaio e agosto.
Quando arrivano i pagamenti successivi al primo?
Fra la metà e la fine del mese, riferiti al mese precedente. Non c’è una data fissa uguale per tutti: dipende dalla sede e dalla data in cui è stata approvata la domanda.
Il primo accredito è più alto: è un errore?
No: comprende gli arretrati maturati dalla data di decorrenza fino al momento del pagamento. Dal secondo accredito in poi l’importo si stabilizza.
Cosa vuol dire “in lavorazione” nel fascicolo?
Che la sede sta verificando contributi e cessazione. È la fase più lunga ed è normale restarci anche quaranta giorni. Il passaggio a “definita” o “accolta” è il segnale che il pagamento è vicino.
Quanto dura la NASpI?
Per un numero di settimane pari alla metà di quelle di contribuzione degli ultimi quattro anni, fino a un massimo di 24 mesi.
Le informazioni di questa pagina hanno scopo divulgativo. Per il proprio caso fanno fede il provvedimento INPS e, se serve, l’assistenza di un patronato.



